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DESCRIZIONE E CENNI STORICI
La sorgente S.Giacomo ha una struttura idrogeologica diversa da quella di tutte le altre sorgenti. E’ alimentata da un circuito intermedio di modeste dimensioni (circuito di una sorgente comprende: acque meteoriche, bacino imbrifero, struttura geologica permeabile, strato impermeabile su cui le acque si raccolgono, ramificazione acquifera che porta al punto di emersione).
L’accumulo avviene su uno strato impermeabile che si trova ad una quota superiore (70-80m) rispetto a quello principale su cui ha origine la falda acquifera primaria (freatica). Questo strato impermeabile prende il nome di lente freatica. Si differenzia da tutte le altre acque di C/mare per la particolare struttura idrogeologia da cui ha origine.
L’acqua S. Giacomo non sgorga da una sorgente, ma viene raccolta su una lenta freatica ad una certa altezza dal livello del mare, da dove attraversando uno strettissimo cunicolo lungo circa 200m, un’apposita tubazione la adduce all’omonima fontana di mescita.
Nei secoli è stata sempre utilizzata per soddisfare i bisogni idrici della gente del luogo.
Il nome di S. Giacomo lo si deve all’omonima chiesa in prossimità della quale la fontana è ubicata. E’ stata sempre tenuta in grande considerazione e la sua canalizzazione è stata oggetto, nei secoli, di ripetuti interventi per garantirne l’erogazione di mescita pubblica.
Una prima testimonianza di quest’acqua la trovamo in Giovan Battista da Rosania, nel XVI secolo, con un’affermazione che lascia intendere il riconoscimento di quest’acqua, anche di proprietà terapeutiche. Il Rosania afferma che “...tanto i regi francesi quanto gli aragonesi ... fecero per addur l’acqua di S. Giacomo nella citta che è molto liggiera e buona e si da all’ammalati per consulta de medici...”
Lo storico stabiese Catello Parisi nel 1842 riferendosi all’acqua S. Giacomo, scrisse, tra l’altro, che “...è tra la potabile è la migliore, salutevole ed accreditata...”
Nel 1892 fu elaborato un progetto dagli ingg. Maglio e Vanacore per canalizzare l’acqua verso alcune fontanine di cui una a Piazza Municipio e un’altra a Piazza Ferrovia.
Per diverse ragioni tecniche ed economiche a questo proggetto non si diede seguito.
L’acqua S. Giacomo è un’acqua bicarbonato-calcica con un residuo fisso di circa 0,5g/l.
POSIZIONE DELLA FONTANA
Ripartendo dal Quartuccio, risalendo via Prima de Turris e superando la piazzetta della Caperrina ci inoltriamo per la salita di San Giacomo, sito nato per la presenza della Chiesa di S. Giacomo Apostolo.
Con il toponimo di zona di San Giacomo viene indicato tutto il territorio che si estende dal Caporivo alla contrada delle "botteghelle".
In epoca antica, invece, il luogo era appellato in tre diversi modi: S.Maria di Loreto, ad Fontanula e in pedecave. Il primo era riferito all’omonima chiesa, esistente già prima del 1514 dedicata alla Madonna di Loreto e oggi conosciuta come chiesa di S. Francesco; il secondo all’esistenza della Fontana di S. Giacomo, già menzionata in documenti cinquecenteschi; il terzo per la presenza di una cava di tufo (ai piedi della cava).
Per l’acqua di S. Giacomo bisogna precisare che è del tutto ignota la localizzazione della sorgente e che neanche un’accurata indagine bibliografica ha dato qualche risultato positivo.
Soltanto il Parisi afferma che: “L’acqua di S. Giacomo, un sotterraneo sito, sorge nei dintorni del luogo Madonna della Sanità, e per un ampio condotto di antichissima epoca è portata la sua poca quantità nella piccola fontana a due bocche prossima alla chiesa di S. Giacomo nella strada di Quisisana...”.
Nell’anno 1817 furono effettuati i lavori di sistemazione della fontana, come oggi appare, e fu posta la seguente lapide:
ACQUAM DE PERDITAM FONTEMQUE
EXICCATUM
FRANCISCUS LONGOBARDUS
PATRICIUS STABIANUS
CIVITATIS PRAEFECTUS
INVENIENDAM EXCURRENDUMQUE
CURAVIT
D.D. MDCCCXVII
(“Francesco Longobardi patrizio stabiese e sindaco della città, nell’anno 1817 provvide a far ritrovare l’acqua perduta e a far scaturire la fonte essiccata”).
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